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No Ombrina No grandi opere

No Ombrina No grandi opere

Ombrina è l’ ennesimo provvedimento di devastazione territoriale da parte del capitalismo nei confronti della comunità. Sabato 23 maggio è stato fortemente contestato nella manifestazione che si è svolta per le strade della città di Lanciano (CH): lo Sblocca Italia di Renzi ha ricevuto una forte risposta di una protesta dai caratteri senz’altro moltitudinari.

60000 persone, 4,5km di corteo, 482 adesioni registrate fra spazi sociali (oltre al centro sociale Zona22, anche altri provenienti da tutta Italia ), comitati No Ombrina, No Triv, associazioni ambientali, singoli e rappresentanti del settore turistico ed agricolo. Si è anche notata la presenza delle istituzioni (sono molti i comuni del territorio che hanno mandato una rappresentanza); da segnalare che si sono permessi di attraversare il corteo perfino partiti politici associati al partito di governo e rappresentanze dello stesso Partito Democratico.

Al di là delle evidenti contraddizioni da propaganda, che evidentemente non seguono sempre i tempi delle elezioni, quello che sembra essere il dato di maggior rilievo è la massiccia presenza della cosiddetta società civile, la gente comune per intenderci, i non militanti nel senso stretto del termine, i veri protagonisti del corteo.
A Lanciano abbiamo assistito ad una manifestazione che è frutto di un profondo e proficuo lavoro di sensibilizzazione alle conseguenze di una grande opera; da questo punto di vista si scorgono certo delle convergenze con ciò che è stato il laboratorio No Tav in Val di Susa, le lotte nella terra dei fuochi in Campania, solo per citare alcuni esempi. La partecipazione attiva nelle decisioni che riguardano una comunità sembra perciò essere un’esigenza reale delle persone, che, quando si presenta l’occasione, sono pronte a farla valere in quanto diritto legittimo. In fondo, già da diversi anni gli abruzzesi hanno riconosciuto la piattaforma petrolifera come un’opera inutile, inquinante e nociva ecologicamente ed economicamente per l’intera comunità. Il dissenso si è quindi diffuso facilmente tra i vari luoghi di partecipazione del territorio, primo fra tutti quello delle scuole, che hanno rappresentato uno dei catalizzatori fondamentali per l’induzione a scendere in piazza.

La giornata di ieri lascia perciò uno spiraglio di speranza in un periodo in cui la successione dei fatti sembra darla sempre vinta ai soliti, senza che non vi sia una risposta efficace dal basso che blocchi i meccanismi di saccheggio derivanti e messi in atto dal capitale, sempre affamato della ricchezza di tutti nei vari territori. La questione Ombrina è un nervo scoperto che Renzi ha toccato causando una netta risposta da parte di una comunità. Certo un così esteso malcontento non necessariamente comporta una altrettanto stupefacente riuscita della lotta.

Ora che è chiaro che nessuno vuole la costruzione dell’Ombrina e che, addirittura, neanche le istituzioni locali possono permettersi di schierarsi a favore, resta da capire come si possa rendere la lotta efficace effettivamente per bloccare l’esecuzione di una decisione così devastante.

In perfetta coerenza con la logica del capitale, il governo è in questo caso un evidente mezzo di tramite per la messa in pratica delle volontà e degli accordi di ENI e la multinazionale inglese Rockhopper (realizzatrice del progetto di estrazione); perciò la provenienza di queste decisioni non solo non è vicina alla comunità che ne pagherà poi le conseguenze (sempre che un eventuale danno si limiti alle coste abruzzesi), ma il problema è che i mandanti di questa devastazione e famelico saccheggio vanno ricercati ad un livello superiore a quello nazionale, nel quale servilmente altro non si è fatto che avallare le volontà delle multinazionali.
Perciò quello che la grande comunità che ieri si è dimostrata in tutta la sua determinazione ora si dovrà chiedere è: come andare a bloccare il problema Ombrina alla fonte sfruttando appunto la forza che ieri è scesa in piazza. Ci auspichiamo la nascita di laboratori in grado di fornire i giusti strumenti per la prosecuzione della lotta, e crediamo nel ruolo fondamentale che possono giocare in ciò gli spazi sociali.

In quest’ottica la giornata No Ombrina di Lanciano può essere considerata una delle tante tappe, e finora la più importante, di un percorso sempre più ampio e radicato.

#NoOmbrina

#NoTRIV

C.S.O.A. Ex Mattatoio

Written by C.S.O.A Ex Mattatoio

I centri sociali sono ormai una realtà consolidata del contesto italiano, non solo a livello politico, ma anche a livello culturale, con produzioni musicali, letterarie e molto altro, e a livello sociale, creando luoghi di incontro e socialità accessibili a [email protected] Da 13 anni il centro sociale EX MATTATOIO è stato protagonista e promotore della creazione di uno spazio politico dal basso con l'obiettivo di contrastare le politiche neoliberiste, dalle grandi mobilitazioni contro la guerra in Iraq al referendum contro la privatizzazione dell'acqua. Inoltre ha fornito uno spazio di libera espressione per gruppi musicali, teatrali e artisti in generale. Con la partecipazione al progetto Lautoradio vogliamo cercare, sviluppando strumenti per noi nuovi, di comunicare le nostre attività e allo stesso tempo creare un luogo di scambio di informazioni, per costruire nuovi percorsi di libertà e indipendenza.